RAGGIO
DI LUNA
Notte: tutto avvolgevano le tenebre, tutto dormiva intorno. Solo il cielo era pieno di luce, era tempestato di stelle d’argento, che pareva intrecciassero un’immensa corona alla luna.
La luna, tutta d’oro, guardava intorno, immobile, stanca, forse, del suo andare, nella sera, seguendo i passanti per le strade, ora deserte. Quanti raggi la circondavano Si spargevano sul fianco del monte, sui tetti bruni, e per incanto ogni cosa diveniva d’oro.
Uno di essi fuggì in un giardino punteggiato di rose, che piegavano al suolo il loro capino appassito.
“Oh poverine!”, esclamò il raggio di luna. “eravate così belle ieri, ed ora. perché? E’ dunque così cattiva la vostra padrona?
“Essa non c’è più, non c’è più!”, risposero le rose, facendo tentennare a stento i loro capini pallidi. “E’ partita lontano, Lassù, e non tornerà più da noi per nutrirci d’acqua, né dal bimbo che l’aspetta. Lo senti il pianto di quel bimbo? Invano la sua nonnina cerca di addormentarlo: vuole la sua mamma!
A quelle parole, il raggio di luna volò sulla finestra e si insinuò tra le persiane socchiuse.
Un bimbo era disteso nella sua culla e una donna dai capelli bianchi cantava e cantava, ma il fanciullo continuava a piangere.
Là, sul tavolo, il raggio di luna scorse ad un trattò una fotografia, la fotografia della mamma del bimbo, che, come avevan detto le rose, non sarebbe tornata mai più. Aveva il viso roseo, gli occhi azzurri, i capelli biondi. rassomigliava tanto alla nonna: solo i capelli erano diversi: quelli della vecchietta, infatti, erano candidi come la neve.
Il raggio di luna, allora, attraversò la stanza, s’arrampicò sui candidi capelli della nonna ed essi per incanto divennero d’oro. Il fanciullo guardo la vecchietta. “E’ la mamma!”, pensò, “E’ tornata”, poi chiuse gli occhi e si addormentò.
Clicca sulle immagini per ingrandire, stampa e componi il libro